sabato 21 febbraio 2015

I "LETTI DEI SANTI"

Il mondo dei Celti era fortemente legato alla Natura e a tutti i suoi aspetti. Il contatto con il divino si realizzava nel fitto dei boschi, nel buio delle caverne, al fresco rumore di sorgenti, laghi  e fonti sacre, e soprattutto sulle cime dei monti dove lo sguardo vagava su le valli circostanti e tutta la terra intorno rendeva l’idea di quanto fosse importante e splendido il paesaggio su cui la divinità permetteva alle sue creature di vivere e abitare. I Celti erano ecologisti, rispettavano l’idea di uno sfruttamento  equilibrato delle risorse naturali da parte dell’uomo.
La realizzazione di maestose costruzioni religiose per celebrare gli dei è un concetto del tutto assente nella concezione celtica in cui la divinità era adorata cercando un contatto con offerte votive, per avvicinarsi il più possibile al grembo della Terra, vista come Grande Madre. O si innalzavano al cielo menhir, dolmen e cromlech. Il bosco, era per i Celti, il posto più vicino alla divinità, dove spesso venivano costruiti dei recinti che rappresentavano il punto più sacro del luogo.
I Menhir (men pietra, hir luogo) sono pietre singole conficcate nel terreno infisse verticalmente, sono opere generalmente realizzate nel Neolitico, e che fanno parte del mondo spirituale celtico, in quanto erano associati a riti propiziatori e di guarigione, in particolare al concetto di fertilità.
I Dolmen (dol tavola men pietra) costruzione formata da una tavola di pietra posta orizzontalemente su pietre verticali. Gli studiosi li associano alle pratiche rituali che si collegano al culto dei morti. Durante il Medioevo ne furono abbattuti parecchi perché considerate costruzioni pagane e quindi legati a culti sacrileghi. In Italia se ne possono vedere alcune in Puglia e in Valle d’Aosta.
I Cromlech (termine gallese per indicare i circoli di pietra) é associato sia alla religione , sia all’ osservazione degli eventi stagionali e astrali. Il Dio poteva far ascoltare la sua voce comunicando anche attraverso i fenomeni che si potevano osservare scrutando il cielo e l’alternarsi delle stagioni.
Nella regione Marche, abitata nell’antichità dai Galli Senoni, possiamo trovare alcune pietre lavorate che vengono associate alla presenza dei Celti. vediamo quali. Il primo elemento che analizzeremo prende il nome di “Letti dei Santi”. Questi letti non sono altro che rocce lavorate dall’uomo in modo da creare vasche più o meno grandi.
Ve ne sono molte, come il letto di San Marino, nella Repubblica omonima, quello di San Leo, quello di San Silvestro a Sant’Agata Feltria, quello di San Marco a Montecopiolo, quello di Torricella a Novafeltria, quello di San Paolo a Maiolo, insomma si trovano in tutto il Montefeltro.
Questi manufatti sono spesso accompagnati da leggende e da racconti di guarigioni miracolose. Gli studiosi pensano che fossero usati per riti propiziatori ed eventualmente per sacrifici di animali dalle cui viscere , o dal percorso del sangue sgorgato, venivano fatti premonizioni e vaticini fausti o nefasti.
Per quanto riguarda il letto di San Leo la sua costruzione viene attribuita agli Umbri o ai Celti che hanno abitato queste zone.

La tradizione vuole che il nome antico di San Leo fosse “Monte Feretrio” da cui deriverebbe poi il termine Montefeltro che designa tutta la zona, e che sia dovuto al tempio di Giove Feretrio (Fulminatore): Il tempio era eretto dove oggi sorge il Duomo e qui il console romano Marcello appese le armi del vinto re dei Galli Senoni Viridomaro  nel 220 a.C.
Nel montefeltro troviamo la città di Pennabilli il cui nome è formato dal termine Penna e il vocabolo Billi, che anticamente erano due castelli differenti e poco distanti. Il significato del termine penna è tipicamente celtico in quanto indica un’altura, un monte e deriverebbe dal Dio Pen dio delle cime dei monti. Anche Billi avrebbe un’origine celtica. Ricorda il dio Belenos il dio luminoso, associato al sole e all’estate con i suoi riti di purificazione. Nella frazione di San Lorenzo sarebbe stato trovato un tempio dedicato a non ben identificato dio Bel che si riteneva etrusco, a cui si sacrificavano vite umane con il fuoco per riti propiziatori. Questo ricorda molto da vicino le antiche usanze dei celti più che degli etruchi. I romani trasformarono questo tempio in quello di Vulcano, dio del fuoco: e oggi la chiesa di san Lorenzo martire ucciso con il fuoco ha sostituito l’antico culto purificatorio.
Un dio Bel è  presente nel panteon Caldeo e Babilonese, ma è quasi certo che il Dio a cui è dedicato il tempio fosse Belenos quel dio che si festeggiava a Beltame (1° maggio) detta “fuoco di Bel”, “Dio della luce”. Durante questa festa venivano accesi dei fuochi, si piantavano alberi e si regalavano uova come simbolo di rinascita.
Ma continuando a trattare di rocce miracolose e legate a fatti straordinari, non si può non parlare di Filottrano, località vicino ad Ancona e notoriamente terra abitata dai celti, in quanto la necropoli qui ritrovata ha arricchito di tesori ed oggetti particolari il museo archeologico delle Marche. Qui vi si trova la chiesa della Madonna di Tornazzano, il cui nome deriverebbe dalla frase “torna sano” quindi guarito da qualche malattia.
Si tratta  di una piccola chiesa ristrutturata nel 1350 dove viene venerata un’immagine di una Madonna dipinta su pietra che fu al centro di diversi fatti miracolosi. La chiesa fu visitata da San Francesco, San Benvenuto e San Rocco.
Nella chiesa vi è conservata una grossa pietra su cui il malato dovrebbe sedersi per avere poi il dono della guarigione e sarebbe particolarmente indicato per la fertilità femminile. La pietra presenta evidenti lavorazioni umane che le hanno dato una forma circolare, come una colonna o comunque una costruzione di forma fallica. Tale pietra potrebbe essere un antico menir trovato nella zona e che in seguito, come spesso accade, è stato cristianizzato, in questo caso avrebbe fatto da sedile per ben due volte a San Rocco che come abbiamo precedentemente detto era passato da queste parti, e rimasto un oggetto miracoloso, ma cristiano.
Sempre riguardo a rocce misteriose e legate a culti dei celti vi è l’interessante “uovo di Sarnano”. Ci spostiamo nella cittadina di Sarnano in provincia di Macerata, luogo molto vicino ai monti Sibillini con le leggende della regina Sibilla e le sue streghe, che ricordano antiche storie irlandesi e celtiche.
Il suddedetto uovo è oggi ubicato di fronte alla chiesa di Santa Maria in Piazza, al centro del paese, è di calcare bianco e alto circa un metro e mezzo, e sulla sommità è presente una cavità. Fu trovato una decina di anni fa semicoperto nel letto del fiume Terro in una località chiamata Campodimonte. Secondo l’associazione la cerqua sacra, l’uovo avrebbe avuto per i Celti una funzione di osservatorio astronomico. In pratica quando una stella particolare si “affacciava” specchiata nell’acqua contenuta nella vaschetta, si dava al via feste, lavori agricoli e quant’altro c’era da fare. Una simile costruzione vi sarebbe anche presso Terni, ed è stata attribuita da alcuni studiosi ai celti giunti in Italia.
Passiamo ora ad affrontare un argomento tipicamente celtico, ovvero lo studio delle cosiddette “coppelle”. Queste sono delle buche effettuate singolarmente o a gruppi su rocce emergenti dal terreno. Sul loro significato ancora si discute. C’è chi pensa fossero legate a culti di fertilità, chi invece li associa a movimenti astrologici e staginali che venivano qui indicati come fosse una mappa del cielo. Ma esiste un’ulteriore ipotesi riguardante l’uso a scopo confinatorio delle coppelle. In un tempo in cui le popolazioni non sapevano ne leggere ne scrivere, un segno indicatore posto su una pietra dava al luogo anche una certa sacralità alla zona cosicchè colui che avrebbe osato rovinarla o tentato di rimuoverla e spostarla a suo vantaggio, sarebbe incappato in gravi maledizioni da parte di qualche divinità. Le coppelle in Italia sono particolarmente presenti e numerose in Valcamonica dove spesso sono state cristianizzate con croci e altri simboli. Anche nella regione Marche sono presenti delle coppelle. Andando nel paese di Esanatoglia, che nel nome già contiene il nome del dio celtico Esus, si prende la strada che conduce all’Eremo di San Cataldo, splendida costruzione solitaria sulla vetta del monte Consegno poco distante alle sorgenti del fiume Esino. Il termine Corsegno deriverebbe dalla parola romana Corfinium cioè confine o più semplicemente con il segno.

A circa 50 metri prima di arrivare all’eremo sulla destra si trova un masso con delle piccole cavità, o coppelle, che secondo la tradizione darebbero le impronte delle dita di San Cataldo che avrebbe fermato il masso prima che cadesse sulla cittadina di Esanatoglia. Anche qui si può avvalersi della teoria che manufatti di popoli considerati pagani vengano inglobati nella cultura popolare contadina e considerati oggetti che rappresentino fatti miracolosi di santi cristiani. Ma qui è quasi evidente che queste coppelle potrebbero avere un significato. Queste coppelle indicano un segno, un confine fra due popolazioni diverse e tutto ciò è avvalorato anche dal fatto che lo stesso nome del monte in cui è presente è denominato Confine, che questo masso rappresenti il segno tangibile della famosa frase di Polibio e Tito Livio: Esino, finis Italie? San Cataldo é il santo protettore della città di Taranto. Qui giunse dopo un lungo pellegrinaggio in Terra Santa nel VI-VII sec. d.C. Il fatto fosse nativo della celtica Irlanda sarà solo una coincidenza?
pietra con le coppelle


CURIOSITA’
1) - Curiosità La dibattuta origine del Nome di Arcevia
2) - Tombe celtiche con oggetti misteriosi a Fiolottrano e Moscano di Fabriano

Arcevia (paesino dell’entroterra anconetano) fu fondata dai Galli Senoni che abitavano anche a Montefortino, Civitalba e Trivio di Avacelli.
Varie e contraddittorie sono le ipotesi sull’etimologia del nome Arcevia.
Il primo nome che compare sulle fonti storiche è quello di Acerra.
Figura nelle donazioni  di Pipino il Breve, regnante francese nonché padre di Carlo Magno, a Papa Stefano II del 774 con il nome “Acerra l’oppidum”.
Acerra era il nome che veniva dato al braciere usato dai romani per i sacrifici agli dei.
Altri possibili significati possono essere Acer da acero, pianta presente nella zona, Acer-via ossia strada aspra, difficile da percorrere.
Arcis-via luogo fortificato.
Ma essendo il villaggio un oppidum e quindi di chiare origini celtiche, anche il nome Acerra potrebbe essere collegato a questo popolo.
Gli Insubri, popolo celtico e mitico fondatore della citta di Milano, fondarono un’altra città all’epoca molto importante, che portava il nome di Acerrae. Questo luogo è individuato presso l’odierna Pizzichettone.
Che per i Celti questo nome avesse un preciso significato?

Le tombe non sono numerose nella regione Marche, ma talvolta superano per ricchezza e varietà d’arredi le più principesche di oltralpe. Tra queste è da ricordare la tomba numero 2 di Santa Paolina di Filottrano, oltre a monili d’oro, utensili e coppe d’argento, anfore, spiedi e uno specchio vi è la presenza curiosa di un contenitore di strumenti da palestra con uno strigile che indicava l’addozione delle pratiche elleniche per l’igene fisica. Quest’ultimo serviva a togliere il sudore e l’olio di oliva dell’attleta dopo la gara e prima del bagno. Lo strigile è però un oggetto presente in Grecia solo negli arredi funerari maschili, ma qui si trova in una tomba femminile.
A Moscano di Fabriano vi sono molte tombe di guerrieri con spade, elmi di bronzo e alcune con ceramiche e recipienti bronzei. Ma il guerriero  della sepoltura numero 2 del IV secolo a.C. indossa un diadema tubolare d’argento, molto simile allo strofion greco. Questa era una corona riservata solamente agli eroi e ai re di Sparta. Recentemente è stata recuperata una molto simile nella presunta tomba di Filippo di Macedonia. Sicuramente il proprietario di questa tomba deve essere stato un personaggio importante e chissà quali avventure avrà affrontato.


Sito sui letti dei santi e coppelle www.voli.bs.it/crall/letture/01-let.html
Tradizioni popolari e istoriazioni rupestri:una prospettiva etno-“archeologica” di Cominelli, Lentini e Merlin

Sito dell’Associazione Cerqua Sacra.


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