martedì 14 aprile 2015


Gli  anelli del mistero


Nelle tombe femminili del Piceno Meridionale sono stati ritrovati dei misteriosi anelli bronzei con dei nodi che variano di numero di 4 o 6 o 8 di circa 10 – 20 cm. di diametro, che venivano posti di solito sul grembo delle defunta. Varie sono le ipotesi ma nessuna soddisfacente. L’oggetto e stato considerato una grossa fibbia per un cinturone, un grosso ciondolo da appendere al collo, il battente del portone di casa, un attrezzo ginnico oppure un arma di difesa femminile, un trofeo sportivo, una moneta di scambio o un oggetto simbolico del culto della Dea Cupra.
La Dea Cupra, secondo Strabone, era una divinità etrusca simile alla dea Giunone romana.
Secondo gli studiosi moderni,invece, la Dea Cupra era la Grande Madre degli antichi piceni sul tipo di quelle venerate nel bacino del Mediterraneo con diversi nomi. Divinità legata alla fecondità e castità, deve il suo nome, secondo gli studiosi moderni, dall’Isola di Cipro la stessa che diede i natali alla greca Afrodite che poi fu chiamata dai romani Venere detta “Ciprigna”.
Il culto della Dea Cupra proseguì anche in età romana e diede il nome a due località marchigiane Cupramarittima sul mare Adriatico in provincia di Ascoli Piceno e Cupramontana sui colli di Jesi.
Chi erano i Piceni? L’origine di questo popolo a dato vita a diverse teorie:
Chi dice che siano popolazioni balcaniche giunte dall’Adriatico nei secoli XI e X a.C. altri sostengono cheil loro nome derivi da pix che significa ambra trovata in gran numero nelle tombe picene, ma la teoria più accreditata è quella che fa derivare la nascita della gente picena  dal termine Picentes ossia “giovani del picchio”, cioè da un gruppo di Sabini che arrivarono in queste terre dalla sud dell’Abruzzo a seguito di una primavera sacra.
La leggenda vuole che coloro che erano nati negli anni in cui si era verificata una grave  carestia, venivano consacrati alla protezione di un dio, che da giovani li avrebbe guidati alla conquista di nuove terre. In primavera partivano e andavano incontro al loro destino. Arrivati nei territori marchigiani un picchio si fermò sul loro stendardo e da qui capirono di essere arrivati nella terra in cui stanziarsi e vivere. I Piceni ebbero un fiorente civiltà specialmente nei secoli VII e VI a.C. e diedero il loro nome ad una regione comprendente il centro-nord delle Marche e il nord dell’Abruzzo.
I Piceni non diedero vita ad una vera e propria nazione ma, come succedeva all’epoca, erano un popolo formato da gruppi tribali con una stessa cultura ma mancante di una unità linguistica. Non esistono vere proprie città ma villaggi di capanne di tipo preistorico.  Praticavano l’allevamento e l’agricoltura ed erano abili tessitori, ma non conoscevano l’uso del tornio e quindi non producevano vasellame. Ebbero intensi rapporti commerciali soprattutto via mare.
Nel VII secolo a.C. si diffusero nella loro società oggetti di arte orientale ed etrusca che fece fiorire un artigianato locale di imitazione dei manufatti importati. Ben poco si sa della lingua picena in quanto sono pochissime le loro iscrizioni ritrovate. Due sono i gruppi linguistici ad essi attribuiti uno settentrionale che fa capo a Novilara ed uno meridionale che fa capo a Belmonte che si differenziano anche nell’alfabeto nonostante che siano entrambe di derivazione etrusca.

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