Gli anelli del mistero
Nelle tombe femminili del Piceno Meridionale sono stati
ritrovati dei misteriosi anelli bronzei con dei nodi che variano di numero di 4
o 6 o 8 di circa 10 – 20 cm. di diametro, che venivano posti di solito sul
grembo delle defunta. Varie sono le ipotesi ma nessuna soddisfacente. L’oggetto
e stato considerato una grossa fibbia per un cinturone, un grosso ciondolo da
appendere al collo, il battente del portone di casa, un attrezzo ginnico oppure
un arma di difesa femminile, un trofeo sportivo, una moneta di scambio o un
oggetto simbolico del culto della Dea Cupra.
La Dea Cupra, secondo Strabone, era una divinità etrusca
simile alla dea Giunone romana.
Secondo gli studiosi moderni,invece, la Dea Cupra era la
Grande Madre degli antichi piceni sul tipo di quelle venerate nel bacino del
Mediterraneo con diversi nomi. Divinità legata alla fecondità e castità, deve
il suo nome, secondo gli studiosi moderni, dall’Isola di Cipro la stessa che
diede i natali alla greca Afrodite che poi fu chiamata dai romani Venere detta
“Ciprigna”.
Il culto della Dea Cupra proseguì anche in età romana e
diede il nome a due località marchigiane Cupramarittima sul mare Adriatico in
provincia di Ascoli Piceno e Cupramontana sui colli di Jesi.
Chi erano i Piceni? L’origine di questo popolo a dato
vita a diverse teorie:
Chi dice che siano popolazioni balcaniche giunte
dall’Adriatico nei secoli XI e X a.C. altri sostengono cheil loro nome derivi
da pix che significa ambra trovata in gran numero nelle tombe picene, ma la
teoria più accreditata è quella che fa derivare la nascita della gente
picena dal termine Picentes ossia
“giovani del picchio”, cioè da un gruppo di Sabini che arrivarono in queste
terre dalla sud dell’Abruzzo a seguito di una primavera sacra.
La leggenda vuole che coloro che erano nati negli anni in
cui si era verificata una grave
carestia, venivano consacrati alla protezione di un dio, che da giovani
li avrebbe guidati alla conquista di nuove terre. In primavera partivano e
andavano incontro al loro destino. Arrivati nei territori marchigiani un
picchio si fermò sul loro stendardo e da qui capirono di essere arrivati nella
terra in cui stanziarsi e vivere. I Piceni ebbero un fiorente civiltà
specialmente nei secoli VII e VI a.C. e diedero il loro nome ad una regione
comprendente il centro-nord delle Marche e il nord dell’Abruzzo.
I Piceni non diedero vita ad una vera e propria nazione
ma, come succedeva all’epoca, erano un popolo formato da gruppi tribali con una
stessa cultura ma mancante di una unità linguistica. Non esistono vere proprie
città ma villaggi di capanne di tipo preistorico. Praticavano l’allevamento e l’agricoltura ed
erano abili tessitori, ma non conoscevano l’uso del tornio e quindi non producevano
vasellame. Ebbero intensi rapporti commerciali soprattutto via mare.
Nel VII secolo a.C. si diffusero nella loro società
oggetti di arte orientale ed etrusca che fece fiorire un artigianato locale di
imitazione dei manufatti importati. Ben poco si sa della lingua picena in
quanto sono pochissime le loro iscrizioni ritrovate. Due sono i gruppi
linguistici ad essi attribuiti uno settentrionale che fa capo a Novilara ed uno
meridionale che fa capo a Belmonte che si differenziano anche nell’alfabeto
nonostante che siano entrambe di derivazione etrusca.
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