TELAI E TESSITRICI
In numerose leggende immensi tesori sono celati da
giovani donne o bellissime fate (come la Jana delle leggende Sarde) che tessono
su un telaio d’oro, nascoste in grotte segrete nelle montagne, Talvolta queste
creature eteree escono, ma soltanto di notte quando è buio e solo la luna
rischiara il loro cammino. Ciò ci richiama in mente la Dea Diana, la divinità
legata alla luna, anche identificata con Proserpina, moglie di Plutone, dio
degli Inferi e delle tenebre.
Questi tesori custoditi, potevano essere toccati solo da
un’anima pura e innocente altrimenti tutto sarebbe scomparso e il telaio d’oro
sarebbe diventato di legno,
Tra le parti che compongono il telaio, nell’antichità
grande potere magico veniva attribuito al fuso. Il suo movimento
rotatorio fu considerato affine al destino, per similitudine.
Nel tempio della Dea Necessità, figlia della Dea Fortuna,
nella città di Corinto si racconta vi fosse una statua che rappresentava la Dea
con un fuso, formato da un diamante,
tenuto tra le ginocchia e circondata dalle Parche da un lato e dalle Sirene dall’altro.
Le Parche o Moire, considerate figlie della Dea Necessità, secondo i miti greci erano le tre
Dee che filavano lo stame della vita e lo recidevano al momento della Morte.
Cloto aveva il
compito di filare lo stame della vita; Lachesi svolgevano il fuso; Atropo con
le lucide cesoie recideva lo stame, inesorabilmente.
Le tessitrici, le cui protettrici sono Sant’Agata e
Sant’Anna, non lavorano mai il 1° maggio, festa degli Apostoli Filippo e
Giacomo, e il 3 maggio, giorno che la tradizione ricorda l’invenzione della
Santa Croce.
Si ritiene che se si lavorasse in questi giorni, i Santi
e la Croce farebbero staccare i fili dai pettini. Nei luoghi dove le donne sono
particolarmente supestiziose credono che questo fatto sia dovuto non ai Santi
ma al diavolo che il 1° maggio fa sollevare un forte vento che guasta tutto il
lavoro di tessitura fin li creato.
Il 3 maggio non si lavora in quanto la Croce sarebbe
profanata perché i pezzi dell’arcolaio, fusi, aspi e le altre parti
dell’attrezzatura del telaio durante il lavoro formano una croce.
Il Sicilia il fuso del telaio ha fatto sorgere numerose
superstizioni:
La presenza di un fuso nella stanza di della partoriente
è di malaugurio.
Il fuso è usato contro la iettaturra
Quando la filatura e la tessitura non procedono
speditamente, si deve chiamare il prete per far benedire il telaio.
Quando si rompe il filo e il fuso cade a terra bisogna
recitare una particolare litania contro il malocchio.
In Araldica il
telaio è l’emblema dei lavori femminili e della saggezza.
Le leggende che parlano di fantastici tesori sono
tramandate un po’ ovunque, come pure le
storie di giovani donne destinate a lavorare in caverne segrete ad un telaio
d’oro e magari a guardia di ben più consistenti tesori.
Anche nelle Marche numerose sono le leggende di questo
tipo e di seguito ne sono riportate quattro.
Provincia di Ancona:
Il tesoro del diavolo nascosto ad
Arcevia
Sul Monte Sant’Angelo, il giorno dell’Ascensione, una giovane
e bella ragazza di Arcevia stava facendo una merenda con il suo fidanzato nel bosco di Pescialupa, quando
all’improvviso apparve il diavolo in persona, che abbagliato dalla bellezza e
dalla grazia della giovane, in un attimo la rapì e la trasportò in una caverna
all’interno del monte.
In questa spelonca, ricolma di tesori di proprietà del
diavolo, la ragazza è destinata a
lavorare ad un telaio tutto d’oro.
Chi riuscirà a trovare la giovane, ch non è affatto
invecchiata, ma anzi è ancora più bella, potrà impossessarsi di tutto il tesoro
e magari sposare anche la ragazza, ma da una condizione: che ci si avvicini a
lei con intenzioni e pensieri puri, altrimenti tutto scomparirà nelle viscere
della terra per sempre. Gli abitanti del posto sostengono che questa leggenda
abbia un fondamento. Di notte, sul monte quando tutto tace, pare di sentire il
rumore di un telaio che tesse e il triste pianto di una giovane donna.
Talvolta si ode pure un rumore ritmico di un bastone
sulle rocce: è il fidanzato della ragazza che pur diventato vecchio continua a cercare la sua bella
camminando lungo i sentieri del Monte Sant’Angelo gridando disperatamente il
nome dell’amata.
Provincia di Pesaro
Il telaio del Gigante
Nella zona dell’antica città romana di Suasa e di San Lorenzo
in Campo si racconta di diversi ritrovamenti di scheletri di notevoli
dimensioni e quindi attribuiti a giganti.
A Pergola, si racconta, abitava uno di questi. L’uomo era
benestante con ricchi possedimenti terrieri ed era il proprietario capi di
bestiame.
Nonostante la ricchezza aveva un problema che lo
preoccupava.
Il gigante aveva una figlia in età da marito, ma questa,
pur avendo numerosi pretendenti, non voleva
assolutamente sentir parlare di nozze.
Il padre spazientito, decise comunque di farla maritare
ugualmente e per rendere meno grave la faccenda alla giovane figlia, le regalò
uno splendido telaio tutto d’oro come dono di nozze.
La ragazza però non ne
volle assolutamente sapere e preferì al matrimonio la vita di clausura
di un convento.
Il gigante si arrabbiò a tal punto da prendere il telaio
d’oro e scaraventarlo per sempre nelle viscere del monte San Cristoforo presso
la città di Pergola.
Alcuni giovani temerari hanno provato a cercarlo, tanto
che la montagna è ricca di cunicoli e gallerie, ma senza esito positivo, e
quindi il telaio è ancora là, nascosto, ad aspettare.
Provincia di Macerata
Il telaio della Monaca
Si racconta che Goffredo di Buglione, di ritorno dalla
Terra Santa con i suoi crociati, aveva portato con sé un ricco bottino, tra cui
un bellissimo telaio d’oro appartenuto alla moglie di Ponzio Pilato. Una delle
tuniche eseguite da questo telaio era stata fatta indossare anche a Gesù prima
della crocifissione, Durante il viaggio dalla Terra Santa all’Italia, una forte
tempesta s’imbattè sulla nave che trasportava il bottino, e proprio di fronte
alle coste marchigiane naufragò. Alcuni giorni dopo la sciagura i pescatori del
posto trovarono il relitto della nave e parte dei tesori.
Chiesero quindi consiglio al vescovo di Fermo, che rappresentava
la massima autorità del tempo, che aveva la sua dimora all’Abazia di San
Claudio al Chienti. Il vescovo stabilì di consegnare il telaio ad un’anziana
donna che abitava a Ripalta presso Corridonia (MC), conosciuta da tutti come
“la Monaca”.
L’anziana, discendente diretta di Carlo Magno, accettò il
dono a patto di tessere con esso solo abiti per i più bisognosi. E così fece
per il resto della sua vita. Molti
furfanti cercarono di rubarlo, ma una protezione divina era a guardia del
prezioso oggetto. Quando qualcuno animato da cattive intenzioni si avvicinava
al telaio, si alzava un vento tanto forte da stordire ed allontanare il
malintenzionato.
Quando la monaca sentì sopraggiungere la sua morte,
decise di nascondere il telaio in una grotta vicino alla sua abitazione a
Ripalta per celarlo all’avidità degli uomini. Si dice che di notte si sente il
battito ritmico del telaio che lavora incessantemente e che resterà nascosto
finché non verrà trovato da qualcuno di animo puro e generoso.
Numerosi sono i toponimi del posto fanno riferimento alla
Monaca di Ripalta.
Vi era il Fosso della Monaca, oggi scomparso che
convogliava le acque di tre sorgenti nel fiume Chienti. Una delle tre fonti era
detta Fonte della Monaca.
Il fosso della Monaca aveva scavato nel colle di Ripalta
due o tre grotte.
Una frana le ha fatte scomparire, ma si racconta che una
di queste era l’ingresso che conduceva alla caverna dove era custodito il
telaio d’oro della Monaca.
Provincia di Ascoli Piceno
Santa Polisia
Il patrono di Ascoli è Sant’Emidio, e molte sono le
leggende che lo vedono protagonista.
Nel IV sec. D.C. Sant’Emidio era giunto ad Ascoli per predicare i Vangeli e convertire al
Cristianesimo i pagani. Tra coloro che si convertirono e che seguirono il Santo
vi era Polisia la giovane figlia del pretore romano della città. Quando questi
seppe che la figlia aveva ricevuto il sacramento del battesimo, andò su tutte
le furie.
Polisia, per sfuggire alle ire del padre, si avventurò
sulle pendici del Monte dell’Ascensione insieme all’amica Lusia Glafira.
Le due giovani furono scoperte e dovettero proseguire
lungo i sentieri sconosciuti della montagna.
Ma i loro inseguitori si avvicinavano sempre di più e più
velocemente.
Ad un tratto, proprio quando i pretoriani romani raggiunsero Polisia e la sua amica, il
terreno sotto i piedi delle fanciulle si aprì inspiegabilmente facendole
sparire nelle viscere del Monte prima di essere catturate dai soldati e subire
una sorte violenta.
Da quel giorno Polisia e la sua compagna tessono su un
telaio d’oro, circondate da una chioccia d’oro e dai suoi pulcini, anch’essi
tutti d’oro.
In quel luogo oggi sorge una chiesetta dedicata alla
Madonna, dove si recano numerosi pellegrini alla vigilia della festa
dell’Ascensione.
Ancora oggi i pellegrini che salgono per i sentieri fino
alla chiesetta raccolgono la cosidetta “Erba di Polisia”, propizia all’amore e
se tendono l’orecchio sentono il battito del telaio di Polisia, che è stata
proclamata santa, e il pigolare della chioccia e dei pulcini in sua compagnia.
(Cento leggende marchigiane di
Giuseppe Di Modungo)


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