martedì 24 marzo 2015


TELAI E TESSITRICI

In numerose leggende immensi tesori sono celati da giovani donne o bellissime fate (come la Jana delle leggende Sarde) che tessono su un telaio d’oro, nascoste in grotte segrete nelle montagne, Talvolta queste creature eteree escono, ma soltanto di notte quando è buio e solo la luna rischiara il loro cammino. Ciò ci richiama in mente la Dea Diana, la divinità legata alla luna, anche identificata con Proserpina, moglie di Plutone, dio degli Inferi e delle tenebre.
Questi tesori custoditi, potevano essere toccati solo da un’anima pura e innocente altrimenti tutto sarebbe scomparso e il telaio d’oro sarebbe diventato di legno,
Tra le parti che compongono il telaio, nell’antichità grande potere magico veniva attribuito al fuso. Il suo movimento rotatorio fu considerato affine al destino, per similitudine.
Nel tempio della Dea Necessità, figlia della Dea Fortuna, nella città di Corinto si racconta vi fosse una statua che rappresentava la Dea con un fuso,  formato da un diamante, tenuto tra le ginocchia e circondata dalle Parche  da un lato e dalle Sirene dall’altro.
Le Parche o Moire, considerate figlie della Dea  Necessità, secondo i miti greci erano le tre Dee che filavano lo stame della vita e lo recidevano al momento della Morte.
Cloto  aveva il compito di filare lo stame della vita; Lachesi svolgevano il fuso; Atropo con le lucide cesoie recideva lo stame, inesorabilmente.
Le tessitrici, le cui protettrici sono Sant’Agata e Sant’Anna, non lavorano mai il 1° maggio, festa degli Apostoli Filippo e Giacomo, e il 3 maggio, giorno che la tradizione ricorda l’invenzione della Santa Croce.
Si ritiene che se si lavorasse in questi giorni, i Santi e la Croce farebbero staccare i fili dai pettini. Nei luoghi dove le donne sono particolarmente supestiziose credono che questo fatto sia dovuto non ai Santi ma al diavolo che il 1° maggio fa sollevare un forte vento che guasta tutto il lavoro di tessitura fin li creato.
Il 3 maggio non si lavora in quanto la Croce sarebbe profanata perché i pezzi dell’arcolaio, fusi, aspi e le altre parti dell’attrezzatura del telaio durante il lavoro formano una croce.
Il Sicilia il fuso del telaio ha fatto sorgere numerose superstizioni:
La presenza di un fuso nella stanza di della partoriente è di malaugurio.
Il fuso è usato contro la iettaturra
Quando la filatura e la tessitura non procedono speditamente, si deve chiamare il prete per far benedire il telaio.
Quando si rompe il filo e il fuso cade a terra bisogna recitare una particolare litania contro il malocchio.
In  Araldica il telaio è l’emblema dei lavori femminili e della saggezza.
Le leggende che parlano di fantastici tesori sono tramandate un po’  ovunque, come pure le storie di giovani donne destinate a lavorare in caverne segrete ad un telaio d’oro e magari a guardia di ben più consistenti tesori.
Anche nelle Marche numerose sono le leggende di questo tipo e di seguito ne sono riportate quattro.

Provincia di Ancona:
Il tesoro del diavolo nascosto ad Arcevia

Sul Monte Sant’Angelo, il giorno dell’Ascensione, una giovane e bella ragazza di Arcevia stava facendo una merenda con il  suo fidanzato nel bosco di Pescialupa, quando all’improvviso apparve il diavolo in persona, che abbagliato dalla bellezza e dalla grazia della giovane, in un attimo la rapì e la trasportò in una caverna all’interno del monte.
In questa spelonca, ricolma di tesori di proprietà del diavolo, la ragazza è destinata a  lavorare ad un telaio tutto d’oro.
Chi riuscirà a trovare la giovane, ch non è affatto invecchiata, ma anzi è ancora più bella, potrà impossessarsi di tutto il tesoro e magari sposare anche la ragazza, ma da una condizione: che ci si avvicini a lei con intenzioni e pensieri puri, altrimenti tutto scomparirà nelle viscere della terra per sempre. Gli abitanti del posto sostengono che questa leggenda abbia un fondamento. Di notte, sul monte quando tutto tace, pare di sentire il rumore di un telaio che tesse e il triste pianto di una giovane donna.
Talvolta si ode pure un rumore ritmico di un bastone sulle rocce: è il fidanzato della ragazza che pur diventato  vecchio continua a cercare la sua bella camminando lungo i sentieri del Monte Sant’Angelo gridando disperatamente il nome dell’amata.

Provincia di Pesaro
Il telaio del Gigante

Nella zona dell’antica città romana di Suasa e di San Lorenzo in Campo si racconta di diversi ritrovamenti di scheletri di notevoli dimensioni e quindi attribuiti a giganti.
A Pergola, si racconta, abitava uno di questi. L’uomo era benestante con ricchi possedimenti terrieri ed era il proprietario capi di bestiame.
Nonostante la ricchezza aveva un problema che lo preoccupava.
Il gigante aveva una figlia in età da marito, ma questa, pur avendo numerosi pretendenti, non voleva  assolutamente sentir parlare di nozze.
Il padre spazientito, decise comunque di farla maritare ugualmente e per rendere meno grave la faccenda alla giovane figlia, le regalò uno splendido telaio tutto d’oro come dono di nozze.
La ragazza però non ne  volle assolutamente sapere e preferì al matrimonio la vita di clausura di un convento.
Il gigante si arrabbiò a tal punto da prendere il telaio d’oro e scaraventarlo per sempre nelle viscere del monte San Cristoforo presso la città di Pergola.
Alcuni giovani temerari hanno provato a cercarlo, tanto che la montagna è ricca di cunicoli e gallerie, ma senza esito positivo, e quindi il telaio è ancora là, nascosto, ad aspettare.

Provincia di Macerata
Il telaio della Monaca
Si racconta che Goffredo di Buglione, di ritorno dalla Terra Santa con i suoi crociati, aveva portato con sé un ricco bottino, tra cui un bellissimo telaio d’oro appartenuto alla moglie di Ponzio Pilato. Una delle tuniche eseguite da questo telaio era stata fatta indossare anche a Gesù prima della crocifissione, Durante il viaggio dalla Terra Santa all’Italia, una forte tempesta s’imbattè sulla nave che trasportava il bottino, e proprio di fronte alle coste marchigiane naufragò. Alcuni giorni dopo la sciagura i pescatori del posto trovarono il relitto della nave e parte dei tesori.
Chiesero quindi consiglio al vescovo di Fermo, che rappresentava la massima autorità del tempo, che aveva la sua dimora all’Abazia di San Claudio al Chienti. Il vescovo stabilì di consegnare il telaio ad un’anziana donna che abitava a Ripalta presso Corridonia (MC), conosciuta da tutti come “la Monaca”.
L’anziana, discendente diretta di Carlo Magno, accettò il dono a patto di tessere con esso solo abiti per i più bisognosi. E così fece per il resto della sua vita.  Molti furfanti cercarono di rubarlo, ma una protezione divina era a guardia del prezioso oggetto. Quando qualcuno animato da cattive intenzioni si avvicinava al telaio, si alzava un vento tanto forte da stordire ed allontanare il malintenzionato.
Quando la monaca sentì sopraggiungere la sua morte, decise di nascondere il telaio in una grotta vicino alla sua abitazione a Ripalta per celarlo all’avidità degli uomini. Si dice che di notte si sente il battito ritmico del telaio che lavora incessantemente e che resterà nascosto finché non verrà trovato da qualcuno di animo puro e  generoso.
Numerosi sono i toponimi del posto fanno riferimento alla Monaca di Ripalta.
Vi era il Fosso della Monaca, oggi scomparso che convogliava le acque di tre sorgenti nel fiume Chienti. Una delle tre fonti era detta Fonte della Monaca.
Il fosso della Monaca aveva scavato nel colle di Ripalta due o tre grotte.
Una frana le ha fatte scomparire, ma si racconta che una di queste era l’ingresso che conduceva alla caverna dove era custodito il telaio d’oro della Monaca.

Provincia di Ascoli Piceno
Santa Polisia

Il patrono di Ascoli è Sant’Emidio, e molte sono le leggende che lo vedono protagonista.
Nel IV sec. D.C. Sant’Emidio era giunto ad Ascoli  per predicare i Vangeli e convertire al Cristianesimo i pagani. Tra coloro che si convertirono e che seguirono il Santo vi era Polisia la giovane figlia del pretore romano della città. Quando questi seppe che la figlia aveva ricevuto il sacramento del battesimo, andò su tutte le furie.
Polisia, per sfuggire alle ire del padre, si avventurò sulle pendici del Monte dell’Ascensione insieme all’amica Lusia Glafira.
Le due giovani furono scoperte e dovettero proseguire lungo i sentieri sconosciuti della montagna.
Ma i loro inseguitori si avvicinavano sempre di più e più velocemente.
Ad un tratto, proprio quando i pretoriani romani  raggiunsero Polisia e la sua amica, il terreno sotto i piedi delle fanciulle si aprì inspiegabilmente facendole sparire nelle viscere del Monte prima di essere catturate dai soldati e subire una sorte violenta.
Da quel giorno Polisia e la sua compagna tessono su un telaio d’oro, circondate da una chioccia d’oro e dai suoi pulcini, anch’essi tutti d’oro.
In quel luogo oggi sorge una chiesetta dedicata alla Madonna, dove si recano numerosi pellegrini alla vigilia della festa dell’Ascensione.
Ancora oggi i pellegrini che salgono per i sentieri fino alla chiesetta raccolgono la cosidetta “Erba di Polisia”, propizia all’amore e se tendono l’orecchio sentono il battito del telaio di Polisia, che è stata proclamata santa, e il pigolare della chioccia e dei pulcini in sua compagnia.


(Cento leggende marchigiane  di Giuseppe Di Modungo)

Nessun commento:

Posta un commento